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“Storia della Bellezza” Georges Vigarello | #LETTUREcosmetiche

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In “Storia della Bellezza” Georges Vigarello ci coinvolge in un viaggio attraverso i secoli, esplorando i diversi significati del “Bello”.

I canoni di bellezza viaggiano allo stesso ritmo dei processi culturali: ad ogni tempo, il proprio.

Lo sa bene Georges Vigarello, storico e sociologo francese tra i massimi esponenti, direttore di ricerca presso la Scuola di Studi Avanzati nelle Scienze Sociali (detta anche EHESS, e cioè École des hautes études en sciences sociales) che, da anni, studia la rappresentazione del corpo attraverso i secoli. Classe 1941, Vigarello prima si diploma in educazione fisica, poi consegue una laurea in filosofia: da queste due attitudini non poteva che nascere una passione per la sociologia del corpo.
Questo grande interesse per il rapporto tra i processi sociali ed il corpo umano, in tutta la sua interezza, è coltivato da Vigarello durante il corso di tutta la sua carriera. Inoltre lo stesso è dedito allo studio della storia dell’igiene, delle dimensioni sociali dello sport, delle rappresentazioni del corpo nel corso dei secoli. Del corpo violato, ma anche bellezza del corpo. Quest’ultimo punto è la scintilla da cui nasce Storia della Bellezza: Georges Vigarello ci propone una lettura, in chiave sociologica, dei processi culturali che hanno accompagnato i diversi canoni di bellezza, dal lontano Rinascimento ai giorni nostri.

Storia della Bellezza, Georges Vigarello

Questo bellissimo trattato, dagli elementi  ricostruiti con rigore scientifico ma scritto come fosse un romanzo avvincente, è suddiviso in cinque parti:

  1. La bellezza rivelata (XVI secolo);
  2. La bellezza espressiva (XVII secolo);
  3. La bellezza sentita (XVIII secolo);
  4. La bellezza desiderata (XIX secolo);
  5. La bellezza “democratizzata” (dal 1914 al 2000).

Ciascuno di questi capitoli contiene una precisa analisi relativa ad i secoli di riferimento, ma che abbraccia anche un intento più ampio: quello di tracciare una linea tra passato e presente. Dai canoni  rinascimentali che consideravano  la bellezza un affare squisitamente femminile, un ideale quasi religioso, la forma fisica prosperosa come simbolo della femminilità, fino al secolo attuale ed al trionfo della chirurgia estetica, la bellezza come imperativo morale, la forma fisica longilinea come ossessione.

Oggi  viviamo in un’epoca storica che venera il corpo come non mai: moda alla portata di tutti, così come la cosmesi, i trattamenti estetici, i concorsi. Ma come siamo passati da un concetto di beltà esclusivo, quasi vicino a Dio, a quello attuale, più “democratico”?  Forse il segreto sta proprio nel ripercorrere le tappe della nostra evoluzione: non solo la differenza nei codici di bellezza, ma anche la diversità di sguardo che cambia inesorabilmente attraverso i secoli.

Le mal-être peut surgir du coup là où le bien-être s’impose en critère ultime. Notre monde fabrique de la plainte, installant un malaise sourdement diffus, alors qu’il se donne plus que d’autres, et comme jamais, en promesse de beauté.

Il disagio può sorgere improvvisamente dove il il benessere è il criterio ultimo. Il nostro mondo produce reclamo, istituendo un disagio debolmente diffuso, mentre si dà più di altri, e come sempre, da promessa di bellezza.
Georges Vigarello

Il tema della venerazione del corpo e dei canoni di assoluta perfezione che la cultura contemporanea ci impone, tramite le riviste patinate prima, oggi attraverso i social media è un tema che mi tocca da vicino. Come professionista della bellezza, in studio e sul set, spesso mi sono trovata davanti a situazioni che mi hanno portata a riflettere sul fatto che molte donne oggi si considerano poco belle solo perché la loro pelle è imperfetta. Per questo ho deciso di essere una delle più profonde sostenitrici della skin positivity e credo fermamente nella bellezza come un valore universale ed inclusivo. Le nostre caratteristiche, più o meno armoniche, ci dicono da chi arriviamo e ci rendono uniche.
Le cicatrici dell’acne ci ricordano le adolescenti sensibili che eravamo ed il loro entusiasmo, che vive ancora dentro di noi. I solchi che incorniciano labbra ed occhi sono i segni di chi ha riso ed ha pianto.

Viso e corpo raccontano inequivocabilmente la nostra storia. Siamo davvero sicure di voler buttare via tutto?

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